LA FOTOGRAFIA E IL VIAGGIO
1969–1992
Un episodio della storia di Alessandro Venturi.
CUSTODIRE IL DUBBIO
Tra i negativi del 1969 ce n'era uno che Alessandro non stampò subito. Mostrava un ragazzo seduto su una valigia alla Stazione Centrale. Il volto era quasi fuori dall'inquadratura; al centro comparivano le mani, un biglietto spiegazzato e un'arancia appoggiata sul ginocchio. Sul retro del provino Alessandro scrisse soltanto: “Parte o aspetta?”.
La fotografia lo seguì per anni. Ogni tanto la ritrovava tra immagini più leggibili e si domandava perché non riuscisse a scartarla. Non conosceva il nome del ragazzo, la destinazione e neppure se fosse davvero un viaggiatore. Proprio quell'assenza di informazioni gli impediva di trasformare l'immagine in una storia comoda.
Nel 1992, mentre preparava una selezione di fotografie scattate durante i viaggi, mise quel provino accanto a immagini provenienti da città lontane. Si accorse che la fotografia più antica conteneva la stessa domanda che aveva inseguito nel mondo: che cosa porta una persona a partire e che cosa continua a trattenerla? Decise di non pubblicarla. La conservò con una nota nuova: “Non tutto ciò che ci interroga deve diventare pubblico”.
Quella scelta spiega il suo rapporto con la macchina fotografica meglio delle immagini riuscite. Fotografare, per Alessandro, non significava appropriarsi di una scena. Talvolta significava accettare di non conoscerla e custodire il dubbio senza riempirlo.

Alessandro giovane fotografo











