Casa e passioni
Le cose che restavano sul tavolo
Quaderni, dischi, mappe, libri e fotografie. La dimensione privata di Alessandro non era un rifugio dal mondo, ma il luogo in cui ciò che aveva visto veniva ripensato e restituito alla vita quotidiana.

Il tavolo di casa al suo ritorno
Un archivio domestico
La casa aveva una geografia precisa: il giornale a colazione, i libri iniziati e lasciati aperti, gli appunti infilati nei posti in cui non li avrebbe più ritrovati. Anna scherzava sulla sua incapacità di buttare via qualsiasi cosa potesse ancora raccontare una storia.
Scriveva a mano anche quando avrebbe potuto usare una tastiera. La fotografia, iniziata nell'estate del 1969, restava un gesto personale: non cercava immagini perfette, ma persone, strade, mercati e stazioni capaci di trattenere una presenza.
La musica, le biografie, la storia e le mappe accompagnavano le ore trascorse in casa e alimentavano interessi che Alessandro non smise mai di coltivare.

Una frase tra le pagine
Fotografia
Un modo di ricordare senza fermare il tempo.
Scrittura
La pazienza della mano che cerca la parola giusta.
Musica
Dischi scelti per accompagnare le giornate lunghe e le sere in casa.
Mappe
Il piacere di seguire con un dito strade ancora da percorrere.
“Non smettere mai di essere curioso”
Una frase ricorrente nei suoi appunti











